Train Dreams è un titolo al quale mi sono avvicinato grazie alla copertina. Pensavo alla storia semplice di un boscaiolo accentuata dai luoghi incontaminati della frontiera selvaggia e dai cammeo del vecchio Frank Gallagher (William Macy).
Dopo i primi minuti ho scoperto invece di essere al finestrino di un treno tra passato e futuro che alterna memorie, simbolismo e resilienza. Ma andiamo con ordine.
La storia di Robert Grainier
Joel Edgerton interpreta Robert Grainier, un giovane orfano americano di inizio Novecento che si mantiene grazie al lavoro di taglialegna sulla neonata rete ferroviaria del Pacifico nord-occidentale.
La sua vita si arricchisce grazie all’incontro inaspettato con Gladys (Felicity Jones). I due si sposano e costruiscono una piccola casa vicino al fiume. Dopo anni di vagabondaggio Robert sente di aver finalmente uno scopo, radici a cui tornare per costruire un futuro.
Una storia d’amore e natura
Clint Bentley adatta il libro di Denis Johnson introducendo nel contesto dell’epopea western malinconica e resiliente un aspetto contemplativo che ragiona sull’ambivalenza di amore e perdita in uno scenario naturale che diventa protagonista accompagnando Robert in un’evoluzione personale e del mondo che sta contribuendo a costruire.
In apertura la pellicola mostra la caduta di un albero secolare, metafora della volontà di possesso e dominazione dell’uomo dal centro della Terra allo spazio profondo.
Il tempo scorre lentamente per sfidare lo spettatore a sospendere il paradigma della velocità moderna e focalizzarsi invece sulla contemplazione dimenticata della reale connessione cosmica tra uomo e natura fatta di dettagli, gesti quotidiani, giochi di luce, lunghe camminate e suoni altrimenti sommessi.
Robert è reso direttamente responsabile della rivoluzione industriale e dell’allontanamento dalla famiglia in funzione del lavoro che lo porteranno a scontrarsi con la perdita.
Le sento qualche volta nei boschi, parlano, ridono, e non mi volto neppure a guardare, perché ho paura che si spaventino. Le ascolto e basta.
(Robert Grainier interpretato da J. Edgerton)
Solo, tornerà alla situazione iniziale, un bimbo sperduto e vagabondo lungo le strade di una città irriconoscibile che ha abbracciato il progresso tecnologico di seghe elettriche e televisori.
Eppure il regista non lo abbandona e trasforma il nuovo mondo in una cima da afferrare per rafforzare le proprie fragilità. Un vecchio aeroplano gli stravolgerà il punto di vista infondendogli fiducia, bellezza e un istante di pace universale.
A occhi chiusi e sottosopra Bentley abbraccia Robert, e di conseguenza lo spettatore, costruendo un unico grandioso intreccio.
Meraviglioso vero?
Che cosa?
Tutto
(Dialogo tra Robert e Arn Peeples interpretato da W. Macy)
La memoria del suono del mondo
Train Dreams osserva senza giudicare il ritmo naturale. Il regista si muove in punta di piedi grazie anche a una colonna sonora minimale che accentua la percezione dei suoni veri e propri: il fruscio del vento, lo scricchiolio dei tronchi e il pesante incedere dei passi sulle assi di legno lasciano lo spettatore libero di creare il proprio punto di vista.
Attraverso la macchina da presa ogni dettaglio prende forma lentamente dando il tempo alle domande esistenziali e sociali di emergere dai sotto testi: cosa lasciamo indietro guardando avanti. In mezzo al rumore del mondo, l’uomo è ancora in grado di percepire il silenzio dei propri passi?

Un biglietto posto finestrino
Train Dreams è un film che non vuole trasmettere una lezione ma chiede allo spettatore di rallentare, riappropriarsi del tempo e respirare aria fresca, ripulita dai filtri contemporanei.
Clint Bentley realizza un’opera sensoriale, malinconica e contemplativa che risuona nella memoria e prende forma nel tempo.
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