Wander Allen

L'opinione che non ha la presunzione di essere giusta

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Racconti dal grande nord

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La scoperta di questo libro è legata all’Islanda, una terra della quale cerco di approfondire ogni aspetto attraverso testi, musica, arte e quant’altro.

Stavo preparando lo zaino e, da tradizione, porto sempre qualcosa da leggere per riempire i tempi morti che si vanno a creare durante il viaggio.

Ho cercato su Google libri che parlano del nord: tra i risultati, compare questo quadratino (in verità è un rettangolo) dalla copertina bicolore azzurra e bianca che ritrae la Lapponia Finlandese: Racconti dal grande nord.

L’autore, che al tempo non conoscevo, si propone di accompagnare il lettore tra Groenlandia, Kamchatka, Canada, Norvegia, Scozia e in altre terre tra cui l’Islanda appunto.

Un paio di click ed era nel carrello.

In quel periodo arrivavano molti pacchi per il viaggio e quando ho aperto quello contenente il libro mi ero quasi dimenticato di averlo acquistato, finì nello zaino e qualche giorno dopo venne imbarcato nella cabina di un aereo diretto in Islanda.

Dopo un paio di giorni di cammino, fummo costretti a fermarci in un rifugio a causa di una forte tempesta che ci aveva completamente inzuppati.

Mentre gli altri riposavano e io ripulivo la macchina fotografica, trovai in fondo allo zaino il libro un po’ sgualcito.

Iniziai a leggerlo, l’atmosfera non poteva essere migliore, immaginate un rifugio in riva a un lago, nel mezzo del nulla, con una sola stufa a legna a scaldare le due stanze che ospitavano una trentina di persone.

I titoli dei capitoli mi rapirono subito per la loro capacità di trasportare il lettore esattamente al centro del contesto nel quale si snoda il racconto, o meglio, l’avventura vera e propria dell’autore.

Fuori la pioggia batteva incessante e il forte vento aumentava il significato e il peso di ogni parola che leggevo: il cielo è nero, carico di nuvole che non promettono nulla di buono, e io sono felice. Sono in trepidazione dalla voglia di uscire.

Lessi velocemente i primi capitoli, ansioso di arrivare al settimo, quello che parla dell’Islanda. Avrei potuto saltarli a pie pari ma decisi di aspettare, come un bimbo la notte di Natale e, nel frattempo, immagazzinavo informazioni e preziosi punti di vista, come il fatto che il nord è prima di tutto un concetto:

Dove inizia il grande nord non è facile stabilirlo […] non è solo una zona geografica e climatica, ma una sensazione […] per me è il vento che segna i confini del grande nord.

Finito il capitolo sull’Isola di Skye feci una pausa, dovevo uscire dal rifugio.

Ogni riga mi incitava, ogni parola sussurrava al mio orecchio che non dovevo temere la tempesta ma abbracciarla.

Mi rendo conto che è una cosa da pazzi ma avevo appena letto questo:

Sono solo, in mezzo a una natura straripante […] penso alla fortuna che ho, al privilegio di poter prendere e andare in questi luoghi.

Indossai la giacca, ancora umida, e mi chiusi la porta alle spalle.

Fuori il vento era davvero forte e la pioggia colpiva il viso come sottili lame affilate.

La macchina fotografica era protetta dall’imbottitura interna, io no, ma non mi fermai e raggiunsi il lago, c’era lo stesso silenzio che, a posteriori, avrei ritrovato qualche pagina più avanti, tra i fantasmi delle Isole Faroe.

Tutto l’intelletto dell’essere umano non riuscirebbe a competere con quella visione immobile e folle:

Oggi pomeriggio non voglio fare altro che stare qui a osservare il panorama, a sentire il vento che fa fremere i lacci della mia giacca.

L’avventura continua e il libro finisce di nuovo sul fondo dello zaino, vicino alle batterie di scorta, fino al trasporto che ci avrebbe riportati a Reykjavik.

Purtroppo la tempesta non ci ha lasciato proseguire, i fiumi si erano ingrossati e il campeggio era vietato in ogni stazione di posta: siamo dovuti rientrare.

Ero arrabbiato, non concludere un cammino lascia un amaro in bocca difficile da digerire e non riuscivo proprio a pensare ad altro: riguardavo le foto e mi veniva la nausea, ripensavo alla musica che avevo ascoltato in quelle valli sperdute e ne volevo ancora.

Perfino il libro aveva perso interesse, lo sfogliai controvoglia ma, tra cosa e l’altra, ero finalmente arrivato al capitolo islandese.

Come se volesse girare il coltello nella piaga, l’incipit è L’Islanda è una terra fortunata, chiudo tutto e lo lancio sul sedile affianco al mio.

Per qualche minuto guardo fuori dal finestrino, intrappolato tra il racconto e l’immensità che si staglia davanti ai miei occhi e alla quale non posso accedere.

Riprendo il libro e trovo sollievo nel leggere che anche l’autore all’inizio ha trovato difficoltà nell’approcciarsi all’Islanda ma che comunque è riuscito ad apprezzarla.

È proprio una terra difficile ma affascinante, forse, citando Nietzsche, è per tutti e per nessuno perché ha così tante sfaccettature da poter accontentare il turista che vuole la foto a Skógafoss da postare sui social come l’avventuriero che lascia volontariamente la cartina nello zaino e si incammina tra le piane glaciali e l’arancione del fuoco che ribolle sottoterra.

Dragon's egg

Concludo il capitolo proprio mentre il mezzo di soccorso ci lascia sul ciglio della strada, vicino a una pompa di benzina, senza informazioni se non un’indicazione sommaria.

Scarichiamo gli zaini e ci incamminiamo per trovare riparo e mangiare qualcosa.

Vicino a un campo da calcio, vediamo una casetta di legno, dentro la quale c’è una specie di griglia e i rimasugli di una festa. Entriamo e iniziamo a fare da mangiare tra risate imprecazioni.

Dopo pranzo riprendo la lettura, stavolta siamo in Lapponia: ricordo le righe sull’aurora boreale ma soprattutto quelle sulla loquacità finlandese:

A fronte di un suo lunghissimo messaggio di presentazione e domande, gli hanno risposto con un lapidario “Sì, puoi venire”

In aereo conclusi l’ultimo capitolo, leggendo l’avventura on the road a bordo del Westy sgangherato per le strade desertiche e innevate del Canada: un sogno che custodivo da tempo nel cassetto.

Ho voluto raccontare il libro di Marco Grippa nel modo in cui io stesso l’ho letto, ossia durante un’avventura, un viaggio, un momento in cui ogni certezza viene lasciata in disparte per abbracciare il qui e ora.

Racconti dal grande nord è una raccolta di esperienze che consiglio non solo ai pazzi che non hanno idea di cosa sia la confort zone ma soprattutto alle persone che invece hanno paura ad allontanarsi da ciò che li rende sicuri.

Queste pillole di viaggio sapranno infondere la giusta voglia di scoperta e di avventura che ogni essere umano spesso tralascia a causa di mancanza di tempo, motivazione o semplicemente pigrizia.

Il libro, edito da Polaris, non vuole insegnare uno stile di vita o imporre una dottrina, ma raccontare il contatto con il mondo vero e non filtrato dai media.

Ogni foto senza attribuzione è di @wanderallen – Riproduzione vietata.


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