Di come un libro che non pensavo di leggere è diventato un libro che ho letto volentieri
In modo molto infantile, mi è sempre piaciuto pensare che quando una persona entra in libreria senza un’idea precisa, siano i libri stessi a guidarne in qualche modo la scelta.
Per L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là è successa una cosa simile.
Mi trovavo ai controlli di sicurezza dell’aeroporto di Bergamo e come tutti quelli che non sono impegnati a questionare sul proprio bagaglio con le forze dell’ordine, cercavo di far passare il tempo chiacchierando con gli amici.
Stavolta nel mio zaino c’era un libro che narra la storia vera di un ragazzo che, dopo un evento traumatico ha deciso di diventare un trial runner.
Siccome il progetto del giovane era supportato da alcuni accorgimenti social, il discorso è virato su quell’aspetto e un’amica social media manager se ne esce dicendo: ‘hai letto il libro di Claudio Pelizzeni?’.
‘No’ rispondo io abbastanza diretto, ‘lo seguo su YouTube fin dai primi video ma non mi convince’ aggiungo e inizio a spiegare i motivi della mia affermazione.
La storia di Claudio infatti ha qualcosa che non mi torna, o meglio, è plausibile ma ne ho sentite talmente tante simili che mi sembrano sempre come quella del tizio euforico delle pubblicità online che dopo aver lavorato come operaio per una vita, si è licenziato e ora vive alle Barbados sorseggiando cocktail tutto il giorno e guadagnando miliardi online.
‘Capisco bene cosa intendi’ dice la mia amica ‘ma io l’ho visto di persona e quando lo senti parlare trasmette un’emozione che difficilmente riusciresti a inventare, mi spiego?’. ‘Certo’ esclamo ‘allora magari gli do una possibilità’ mento.
Saliti in aereo, continuo a leggere il mio libro dimenticandomi dell’orizzonte di Claudio.
Passa circa un mese da quel viaggio e leggo una mail di Amazon che decide di regalare novanta giorni di abbonamento a Kindle Unlimited: ‘bello’ penso ‘chissà quanti titoli posso sfogliare’.
Dopo qualche minuto di navigazione mi rendo amaramente conto che nessuno dei libri che avevo in lista è disponibile ma mentre sto per perdere le speranze ecco che compare proprio lui: Harry Potter and the Cursed Child.
Vista la tipologia di testo, un canovaccio teatrale, lo leggo in un paio di giorni mentre vado in ufficio in treno.
Una volta finito, sfoglio altri titoli sullo store e, ta dan, ecco ancora Claudio che mi saluta dicendomi, dai, sono gratis, che ti costa!
‘E va bene’ penso, ‘prendiamolo!’
Un c’era una volta come tanti altri, solo che questa storia è realmente accaduta, è fottutamente vera!
L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là – Capitolo 5
Normalmente prima di iniziare la lettura guardo la copertina, spulcio qualche riga qua e la, ma essendo in formato digitale, stavolta vado diretto all’indice.
Lo so, forse il prossimo paragrafo vi farà storcere il naso, ma io odio le prime pagine dei libri, la nota introduttiva, la prefazione, i ringraziamenti, etc.
Quando leggo sono carico e voglio saltare a piè pari nella narrazione, quello che si interpone tra me e l’avventura non lo sopporto e lo evito…poi magari, alla fine…
I primi capitoli non parlano direttamente del viaggio in senso fisico ma introducono il lettore all’esperienza mentale e spirituale di quello che troverà di lì in avanti.
Forse per il fatto che condivido con l’autore la vita da pendolare, riesco a immergermi facilmente in alcune sue riflessioni, una su tutte quella in cui ragiona sulla velocità a cui spinge la macchina per evitare di perdere un treno probabilmente in ritardo. Il rischio di investire una persona è alto e se fosse successo, sarebbe stato invano.
Lì dove le coppie venivano a scambiarsi le promesse, ne scambiai una con me stesso: avrei vissuto tutto più lentamente.
L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là – Capitolo 5
Claudio inizia a spiegare i motivi della sua infelicità: routine, grigiore, la ricerca di uno scopo. Forse proprio quest’ultima lo sprona a gettare le basi per il suo progetto: il giro del mondo senza aerei.
Per sua stessa ammissione, non è una scelta facile: in un momento storico di difficoltà economica, lui ha un lavoro sicuro in una banca di tutto rispetto, percepisce un ottimo stipendio e ha davanti a se una prestigiosa carriera.
Eppure tra le righe mi pare di rivedere quella scena del film Into the wild nella quale Alex, guardando all’interno di un bar, vede come sarebbe potuta essere la sua vita e si spaventa.
Questo è il sentore finché l’effetto della Trip Therapy non inizia ad avere la meglio.
Claudio non visita solamente paesi lontani, ma entra in sintonia con le culture in modo diretto, senza fretta. Quando sente un’affinità speciale in un luogo, fa qualcosa di rivoluzionario: si permette di perderci del tempo, trova lavoro solitamente in un ostello o come videomaker improvvisato e si lascia guidare dalle correnti universali.
Quanti di voi possono dire di essere stati almeno una volta così ribelli da gettare il tempo in questo modo? Pensateci, io l’ho fatto ed è stato utile.
La storia continua tra racconti di civiltà dagli occhi chiari e lo sguardo malinconico che abitano in città ossimoriche come Varanasi, e visioni della natura incontaminata: Pachamama.
Stavo marcando la natura, la Pachamama […] che mi aveva regalato quell’immagine di delfini danzanti nel mare, il vento a guidarci e quella notte di stelle e luna piena.
L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là – Capitolo 15
Le pagine scorrono e quello che inizialmente è un progetto quasi adolescenziale, la ricerca di una consapevolezza maggiore del mondo, diventa sempre più strutturato.
Claudio affronta problemi apparentemente insormontabili attraverso quello che alcuni definirebbero karma ma soprattutto grazie alle relazioni che tesse con le persone.
Il viaggio arriva a un picco massimo per poi cadere inesorabilmente in un baratro: la morte del padre.
Leggere quelle righe non è stato facile, soprattutto considerando gli avvenimenti accaduti pochi capitoli prima.
Tutto crolla, d’un tratto l’intero progetto sembra aver perso importanza e la situazione diventa scura.
Viaggiare è diverso dal fare una vacanza, è come vivere a cavallo di un’onda e, quando si cade, si cade soli, terribilmente soli.
L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là – Capitolo 20
Probabilmente non sarei qui a parlare del libro se non fosse riuscito a rientrare in Italia e a passare qualche ora con lui prima del definitivo addio.
Nuovo capitolo e il viaggio ricomincia da dove si era fermato. Certo, non era lo stesso, tutto attorno a lui aveva una sintassi diversa, le persone, i rapporti umani, i panorama tanto sognati.
Ogni particolare era diventato amaro, ma le correnti universali avevano ancora qualche carta da giocare.

Mille giorni: questo è il tempo impiegato da Claudio per realizzare il proprio sogno, viaggiare da un capo all’altro del mondo senza aerei, calpestando i confini che non separano solo i paesi ma soprattutto le culture.
Il percorso è diventato una terapia e, da una partenza avventurosa si è trasformato in un itinerario consapevole, una crescita personale importante che tuttavia non ha la pretesa di insegnare qualcosa ma solo di documentare quanto accaduto nella speranza di essere utile ad altri.
Meraviglia, stupore, amore, morte, tutto questo e molto altro si alternano tra le righe di questo libro scritto su un mercantile in mezzo a chissà quale Oceano.
Come sottolineato all’inizio, la sua storia non mi convinceva, eppure dopo circa trecento pagine ammetto di dover ringraziare quella mia amica, al controllo sicurezza dell’aeroporto, che mi ha convinto a dargli una possibilità.
Pur non avendolo sentito parlare di persona, ho avvertito un testo ricco di una spontaneità rara, per nulla costruita, la stessa che si può vedere quando un bambino riceve un regalo.
Il regalo di Claudio è stato l’orizzonte, ogni giorno un po’ più in là.
4 pensieri su “L’orizzonte di Claudio”
I commenti sono chiusi.
Mille giorni sono tre anni circa…
Io sogno di fare il tour delle Alpi e quello del lago Maggiore, piccolezze in confronto, cosucce al sicuro in casa mia, ma capisco bene il soffocamento di un lavoro che ti ruba la vita e la paura di perdere il futuro.
Non che un lavoro ti rubi il futuro, ma è certo che ci sono delle situazioni che fanno letteralmente a pugni con le normali esigenze della vita. Le ho provate anch’io e a un certo punto il passo l’ho fatto, e non a cuor leggero.
Per fare questo giro ci vuole un gran coraggio, per mettersi in discussione ci vuole il coraggio di andare controcorrente.
Non tutti ci lanciamo in mare aperto, ma di sicuro in molti proviamo le stesse cose come fratelli di una stessa famiglia.
Ciao Patrizia. Uno degli aspetti che mi ha colpito del libro di Claudio ma in generale del suo messaggio, è che il giro del mondo era un pretesto e che avrebbe potuto raggiungere le stesse considerazioni nel giardino di casa (ok, forse è limitativo).
Viaggiare permette alle persone di entrare in sintonia con loro stesse e di ascoltarsi. Per questo motivo spesso si affrontano itinerari lunghi in momenti di svolta o quando la vita ci pone davanti a scelte difficili. Hai ragione, cambiare completamente mentalità e impostazione non è facile, anzi, credo sia molto arduo soprattutto nel periodo moderno. Claudio lo sa, per convincermi al 100% dobbiamo vederci perché ritengo difficile credere, come ho scritto nell’articolo, che il successo sia dietro l’angolo per chiunque decida come lui di licenziarsi e cambiare vita.
Infine mi è piaciuta molto la tua conclusione, ossia la metafora della famiglia. In un mondo in cui pare che si faccia di tutto per renderci unici, o meglio, soli, creare dei legami ha un sapore quasi sovversivo ma penso che sia il fine del lavoro che ogni giorno portiamo avanti online: creare community virtuali per poter costruire poi qualcosa di vero nella vita reale.
Questo almeno è il mio obiettivo!
E anche il mio!! E sono colpita da quanta gente scrive per condividere anche esperienze che poi rimangono uniche, e la tecnologia, se usata in modo corretto, aiuta.
Sono d’accordo con quel che scrivi. La tecnologia è una risorsa importantissima e va approfondita. Per quanto io non voglia rievocare gli ultimi mesi, hanno dimostrato che ci sono strade percorribili per un futuro alternativo più smart, che permette alle persone di vivere il lavoro in modo diverso, migliorandone la qualità. Io personalmente mi ritengo una di queste. Dal mio punto di vista, infine, la condivisione dell’esperienza, è ciò che differenzia un buon testo da uno comune.