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Life – La ricerca della semplicità

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Life ha attirato la mia attenzione per tre motivi: l’associazione all’omonima rivista, la direzione di Anton Corbijn e l’idea di approfondire finalmente una delle figure più sfuggenti della mia adolescenza, James Dean. Come sempre andiamo con ordine.

Anton Corbijn

Un nome noto che tuttavia non è facile associare rapidamente ad altri film. Eppure continua a ronzarmi in testa. Dalle casse Mr. Hewson sussurra I haven’t had a clue only to break rhyme e il contatto prende forma.  

Anton Corbijn
A photo doesn’t need to be perfect to fascinate – Anton Corbijn

Classe 1955 muove i primi passi tra fotografia e musica. A ventiquattro anni s’immerge completamente nella scena londinese dominata da Joy Division, U2, Depeche Mode, R.E.M. e ovviamente Rolling Stones.

L’approccio all’artista non teme di svelare ciò che normalmente rimane nascosto e porta Corbijn ad animare l’immagine statica lanciandosi prima nel mondo dei videoclip per approdare sul grande schermo nel 2007 con Control. Due anni più tardi siede alla regia di Linear, film sulle tracce dell’album No Line To Horizon e successivamente firma The American (2010) e A Most Wanted Man (2014). Life uscirà nel 2015, ma ci arriviamo.

James Dean

Esistono figure di cui ho sempre sentito parlare ma che non posso affermare di conoscere realmente. L’esempio principe è senza dubbio il Bullitt fuggiasco Steve McQueen al volante di una Porsche 908. Echi dominanti per gli adolescenti che tra gli Ottanta e i Duemila ne percepiscono le influenze in film d’azione e serie televisive come Happy Days.

L’altro personaggio dai contorni sfocati è James Dean. Lo vedo camminare sotto la pioggia a Times Square e sulla copertina di Gioventù Bruciata, lo leggo nel testo di una strofa e mi accorgo di non conoscerlo ma di esserne affascinato. È con questa premessa che pigio play!

Lui marcava i passi come Jimmy Dean, masticando una frase d’addio

Modena City Ramblers – Qualche splendido giorno

Life

Dennis Stock (Robert Pattinson) è un fotografo freelance intenzionato a farsi un nome. Divorziato e con un figlio piccolo che vede raramente lavora assiduamente al suo portfolio nella speranza di allestire una mostra personale e smettere di inseguire i red carpet hollywoodiani.

Quando casualmente incontra James Dean (Dane DeHaan) agli albori del successo per La valle dell’Eden (1955) percepisce uno spirito libero che incarna i valori di molteplici correnti: è l’albatro di Baudelaire, l’oltreuomo di Nietzsche ma soprattutto un giovane di straordinario talento alla ricerca della propria immagine. La maschera da indossare per fuggire dai riflettori incapaci di illuminare ciò che si nasconde sotto la superficie.

Life - Dane DeHaan e Robert Pattinson
Dane DeHaan e Robert Pattinson in una scena del film

Il rapporto tra i due evolve sullo sfondo di tre città simboliche: Los Angeles dove la strada per il successo attraversa la galleria dell’apparenza. New York nella quale pioggia e maltempo sottolineano la malavoglia dell’attore a piegarsi sotto il peso delle richieste di un sistema affamato del suo lato pop(olare). Infine Marion (Indiana), speranza dell’eterno ritorno alla semplicità di una realtà affettiva che disintegra i pilastri delle precedenti. Jimmy si sente protetto perché nessuno può fotografarlo mentre cena con la famiglia o suona al ballo scolastico.

L’iniziale disappunto di Stock davanti a immagini apparentemente prive di mordente diventa la chiave per ritrarre una vita egocentrica, sublime e magnetica.

Corbijn dirige una pellicola equilibrata ponendo sulla bilancia le differenze tra i protagonisti che scoprono somiglianze in grado di metterli in discussione e condurli a un ragionamento interiore. Amicizia e affetto emergono da un rapporto nato da ambivalenti basi opportunistiche.

Io penso che voglio solo recitare bene, ruoli impegnativi, ovunque questo mi porti

James Dean

Ovunque questo mi porti

James Dean muore nel 1955. Inconsapevolmente Dennis Stock testimonia l’ultimo barlume di felicità nella vita di un giovane destinato a diventare l’icona inafferrabile di un sistema cinematografico impegnato a uniformare l’animo ribelle dell’attore alla guida di auto veloci ma contemporaneamente enigmatico, alla ricerca della semplicità quando si rifugia nella musica o legge fumetti nella fattoria di famiglia.

Life James Dean
Dane DeHaan e Jack Fulton in una scena del film

Life non racconta solo le storie di James Dean e di uno dei fotografi più importanti del periodo ma sottolinea l’errore e la vacuità di coloro che s’impegnano nella ricerca dell’attimo perfetto, dell’inquadratura impossibile al solo scopo di ottenere gloria e riflettori. Anton Corbijn ragiona sul significato talvolta equivoco degli idoli, sulle motivazioni che spingono le persone a cercare qualcosa che spesso definiscono felicità ma non sempre è tale.


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