Una preghiera prima dell’alba (A prayer before dawn) racconta la storia vera di Billy Moore, un ragazzo di Liverpool condannato all’inferno delle carceri thailandesi per detenzione e spaccio di droga. Ma andiamo con ordine.
Autobiografia di un lottatore
Billy Moore (Joe Cole) è un pugile inglese che vive in Thailandia e riempie il tempo tra lotte clandestine e droga. Un giorno viene arrestato e diventa l’unico occidentale in una prigione fondata sulla legge del più forte, nella quale i detenuti condividono spazi angusti e cercano con tutte le forze di sopravvivere a molestie e pestaggi.
Dopo qualche tempo il giovane dimostra di saper combattere e viene inserito in un programma rieducativo basato sulla lotta thailandese grazie alla quale trova una strada per redenzione e libertà.
Redenzione
Il regista Jean-Stéphane Sauvaire, già all’opera in tono documentaristico con Johnny Mad Dog nel 2008, dirige Cole in un viaggio interiore che spurga lo spirito da rabbia e narcotici per ritrovare e accettare sé stesso un colpo alla volta.
Ogni giorno Billy si confronta letteralmente per un metro di pavimento finché i più anziani lo renderanno degno di rispetto.

Il giovane tuttavia, invece di fuggire trae forza dalla situazione, comprende che regole e disciplina sono l’alimento per ricostruirsi e rinnovarsi, aumentare autostima e sicurezza nelle proprie capacità e soprattutto eliminare un passato di sostanze e dissolutezza.
L’esperienza del carcere
Sauvaire vuole immergere lo spettatore nel contesto narrativo. Le sbarre di Klong Prem sono ricostruite in una reale struttura detentiva che ospita molti dei figuranti ripresi.
La ritualità, il linguaggio del corpo, i colpi e la fotografia sporca e corrotta sostengono la claustrofobia del romanzo (atto di denuncia nei confronti dei carceri thailandesi) e parallelamente la speranza di riemergere dalla spirale autolesionista nella quale è caduto il protagonista.
Violenza e sangue non mancano ma il dolore è prevalentemente psicologico e introspettivo. Le inquadrature sugli occhi e il viso di Cole, unitamente ai segni che quotidianamente compaiono sul suo corpo evidenziano la lotta interiore di Billy, i disagi e le difficoltà che alimentano una rabbia atavica che scava nella memoria fino ai ricordi di un padre alcolizzato e violento nei confronti di una madre omertosa.
Ogni respiro che facevo era come un coltello che mi affondava nel cuore. Mi sentivo squallido, rifiutato, come una vecchia giacca rovinata sulla pila dello straccivendolo.
Dal romanzo A prayer before dawn (Billy Moore)
L’alba
Una preghiera prima dell’alba è una pellicola cruda da affrontare consapevolmente perché riporta lo spettatore alla dimensione primordiale dell’essere umano, obbligato a condividere e confrontarsi con una realtà drammaticamente al limite che non rinuncia tuttavia alla speranza rinnovandola sul finale con una scena specchio tra Billy e il suo alter ego filmico.
Le giornate che si susseguono permettono al regista di approfondire le personalità dei carcerati e del protagonista lasciando emergere il lato puro di un’umanità sovrastata da violenza e dolore che lotta per sopravvivere.
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