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Il treno per il Darjeeling – Tre personaggi in cerca di sé

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Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling Limited) è il quinto lungometraggio diretto da Wes Anderson nel quale è facile riconoscere le peculiarità tipiche del regista texano: colori, dialoghi ma soprattutto personaggi inseriti in un contesto familiare disfunzionale.

E Bill Murray.

Come al solito, andiamo con ordine.

La trama

Francis (Owen Wilson), Jack (Jason Schwartzman) e Peter (Adrien Brody) sono i tre fratelli Whitman che alla morte del padre intraprendono un viaggio in India alla ricerca di un legame, delle radici della propria famiglia e, per estensione, della madre (Anjelica Huston) che anni prima li aveva abbandonati per diventare missionaria in un convento.

I tre fratelli Whitman

I protagonisti sono caratterizzati in modo preciso da Anderson che li pone in un contesto claustrofobico obbligandoli a confrontarsi tra loro. Gli spazi del treno per quanto apparentemente comodi sono stretti e lasciano emergere i dialoghi sottesi: si scopre così che Peter cerca di rimandare l’imminente paternità, Jack prova a farsi pubblicare con esiti inconcludenti ma vive comunque come se fosse uno scrittore di successo. Infine il metodico e preciso Francis, reduce da un incidente, organizza le vite di tutti, anticipa le ordinazioni al ristorante e monitora costantemente la buona riuscita del viaggio.

La perdita della figura paterna ha rotto gli equilibri e ora tutti sono incapaci di sostenere le responsabilità del presente. Il viaggio diventa perciò la possibilità di fuggire alla ricerca di qualcosa che colmi il vuoto interiore, personale e familiare (la madre).

Mi chiedo se noi tre saremmo stati amici nella vita reale. Non come fratelli, ma come persone normali

In treno Francis, Jack e Peter imparano a riconoscersi. Parlando tra loro dimostrano amore e odio, complicità e imbarazzo alla continua ricerca di un canale per comunicare, cosa che fino a quel momento gli era impossibile.

Adulti solo nell’aspetto, i fratelli Whitman crescono e si rendono conto di essere parte integrante di un disegno ampio e articolato che fino a quel momento vedevano nella sua interezza.

Il treno

Ne Il treno per il Darjeeling l’elemento del treno è metafora di cambiamento e ricerca. Non a caso i luoghi del film sono quelli spirituali e mistici dell’India, ideale di liberazione dal materialismo per eccellenza.

Come un album di figurine, ogni scompartimento fotografa la storia di coloro che lo abitano in quel momento. Personaggi che esistono per pochi attimi, sui quali il regista pone l’attenzione per poi dimenticarsene spezzando la linearità del racconto (Rita interpretata da Amara Karan o lo stesso Bill Murray che veste i panni dell’uomo d’affari che all’inizio non riesce a salire per un soffio).

Wes Anderson introspettivo

Un altro punto di vista de Il treno per il Darjeeling è la visione introspettiva che il regista ha di sé attraverso i personaggi.

Alla base c’è il sentimento totalizzante di abbandono che porta i tre fratelli a compiere azioni incongruenti. La macchina da presa tuttavia non li giudica anzi sembra comprenderli, abbracciarli per invogliarli a scoprire le proprie carte e confrontarsi tra loro.

Il treno per il Darjeeling_I tre fratelli Whitman
Jason Schwartzman, Owen Wilson, Adrien Brody in una scena del film – Credits

Ciò è evidente nei dialoghi, inizialmente costruiti come attacchi personali che col passare del tempo mutano prendendo la forma di una mano tesa in soccorso.

Capolinea

Il treno per il Darjeeling racconta molti concetti del mondo contemporaneo. Situazioni familiari complicate nelle quali si sostiene la bugia che va tutto bene per paura del confronto reciproco.

La dimensione dell’incomunicabilità, dei figli che vivono all’ombra dei genitori e dell’assenza delle figure di riferimento sono solo alcuni dei punti chiave della pellicola che senza mezzi termini mette in mostra le pericolose conseguenze del vuoto interiore, della solitudine e dell’abbandono.


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