Goldrake è un ricordo frequente quando penso alla mia infanzia eppure non mi ritengo un fan della prima ora. Esiste un fenomeno specifico chiamato illusione di familiarità in cui stimoli come volti, luoghi, oggetti e frasi vengono riconosciuti anche se in verità sono nuovi e ci si avvicina a loro per la prima volta.
Il robot inventato da Gō Nagai nel 1975 per me è proprio questo. Da piccolo infatti non penso di aver mai visto l’anime di Goldrake eppure ho giocato coi modellini prestati inconsciamente dai parenti, ne ho disegnato la silhouette a scuola e probabilmente ho perfino canticchiato la sigla insieme agli amici.
Ma ciò che più di tutto mi avvicina alla saga è una frase che mamma scrisse per rispondere a un messaggio nel quale l’avvisavo che avrei tardato per cena o chissà che altro: va bene Goldrake! Ma andiamo con ordine.
Gō Nagai, Xavier Dorison e Denis Bajram
Descrivere in poche righe la personalità fondamentale di Nagai sarebbe improbabile ma è possibile riassumerne i tratti attraverso l’aspetto rivoluzionario delle sue opere più importanti, Devilman e Mazinga Z: l’evidente semplicità del tratto unito alle atmosfere grottesche e splatter che non celano un lato erotico importante all’epoca soprattutto in Italia.
Per il mangaka ogni elemento è contemporaneamente benevolo e maligno. La scienza ad esempio è in grado di salvare la Terra attraverso la creazione di robot giganti che tuttavia possono essere utilizzati anche da chi indossa i panni del conquistatore. Antico e moderno si mescolano sottolineando l’enorme fiducia di Nagai per le nuove generazioni sicuramente più aperte verso la comprensione del cambiamento come chiave per l’evoluzione e il futuro rispetto agli anziani nemici dalle lunghe barbe che al contrario lottano per mantenere staticità nello status quo.

Un giorno di febbraio del 2016 l’autore Xavier Dorison e il disegnatore Denis Bajram scrivono una lettera al creatore del titano d’acciaio nella quale spiegano a cuore aperto quanto il suo lavoro li abbia influenzati e l’idea di ricompensarlo almeno parzialmente scrivendone una nuova avventura in tempi moderni.
Da questo trittico, a luglio 2021 vede la luce Goldrake, la graphic novel edita da J-Pop nella quale Actarus e compagni riaccendono i motori quarant’anni dopo la loro prima apparizione televisiva.
Settantaquattro episodi in poche righe
Tutto inizia quando l’impero di Vega distrugge il pianeta Fleed lasciando come unico superstite il principe Actarus il quale, seppur ferito, fugge a bordo del robot da battaglia Goldrake atterrando miracolosamente sulla Terra dove viene trovato e curato dal dottor Procton presso il Centro di Ricerche Spaziali
Dopo una breve tregua durante la quale il nostro eroe recupera le forze e stringe nuove alleanze Vega torna a farsi sentire costringendo Actarus allo scontro, aiutato stavolta dalla sorella Maria Grace Fleed (anch’essa scampata al massacro), dal pilota Alcor e dalla bella Venusia a bordo di altrettanti velivoli che, una volta assemblati sono in grado di potenziare Goldrake e cacciare definitivamente l’esercito nemico.
Il lato oscuro della Luna
Il ciclo di Dorison e Bajram inizia quando Actarus e Maria tornano su Fleed per edificare una nuova civiltà sulle ceneri della precedente (dieci anni dopo la fine della serie televisiva sopracitata).
Il pianeta Fleed è tornato rigoglioso e anche la Terra pare aver trovato un equilibrio. Tuttavia le carte si rimescolano quando un enorme astronave di Vega sbuca dal lato oscuro della Luna attaccando il monte Fuji e dando un ultimatum al Giappone: entro sette giorni l’intera isola dovrà essere sgomberata per diventare la nuova colonia aliena, altrimenti il mondo sarà distrutto.
L’esercito si attiva per riunire i membri (terrestri) della squadra Goldrake ignari che Actarus e Maria sono tornati e rimasti nell’anonimato. Gli scontri non mancheranno e le linee narrative condurranno il lettore fino all’ambiguo epilogo in pieno stile nagaiano.
Un’idea nata per gioco
L’appendice del volume racconta la genesi del fumetto francese e il carattere affettivo che gli autori, supervisionati da Nagai e soci, infondono attraverso ricerche specifiche sul carattere dei personaggi, il mecha design, e soprattutto la sensazione di meraviglia davanti a un robot gigante impegnato nella difesa del pianeta dagli anni Settanta.
Sebbene infatti oggi siano scontati alcuni effetti visivi ricordo lo stupore davanti ai dinosauri in Jurassic Park (1993) e ancor prima nella voce di coloro che ebbero la fortuna di gustarsi il Superman di Richard Donner (1978) al cinema galvanizzati dal claim you’ll believe a man can fly.
Queste rivoluzioni oggi scatenano nostalgia nel pubblico che il più delle volte, per effetto dell’illusione descritta in apertura, crede di aver vissuto quell’epoca senza un reale collegamento con le storie narrate.

Dorison e Bajram al contrario, aiutati da altri tre autori, plasmano in modo competente e rispettoso la materia di questo sequel ringraziando Gō Nagai dell’opportunità di giocare un po’ con il suo Goldrake,
Il risultato dunque è una graphic novel che invece di strizzare l’occhio agli ormai cinquantenni testimoni della prima puntata trasmessa in televisione apre la strada a quelli come me (e spero anche più giovani) che ne hanno solo sentito parlare e si troverebbero spiazzati davanti alla mole sconfinata di materiale necessario per entrare nel mitico universo di Goldrake.
Va bene Goldrake!
Chissà se mamma avrebbe mai immaginato il risultato di quella semplice frase. Eppure di questo si tratta, di un gioco: la volontà fanciullesca di divertirsi (e divertire) attraverso l’immaginazione e la capacità di prendere spunto e trasformare realtà e finzione in ricordi indelebili e soggettivi. Universi che collaborano alla costruzione identitaria.
La chiave di volta è la riflessione sull’ambiguità tra eroe e villain legata ai reciproci motivi dello scontro.
Actarus e Archen, comandante degli esuli di Vega, non aderiscono alle figure di buono e cattivo. Entrambi sono mossi dal medesimo intento: proteggere coloro che amano. Quando la guerra entra nel vivo la storia mostra un terzo punto di vista che tuttavia richiede coraggio da entrambe le parti: un accordo di pace al costo di perdonare il passato.
Una lezione importante che inconsapevolmente mamma, nella sua semplicità e altruismo, rende ogni giorno indelebile.
Goldrake, avanti!
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