The singers è tra i cortometraggi candidati all’Oscar per la stagione 2026. Potrei scrivere di conoscere il regista Sam Davis per la partecipazione al documentario Nai Nai & Wài Pó oppure di essermi incuriosito perché rivisita il racconto I cantori di Ivan Turgenev (Memorie di un cacciatore) ma la verità è molto più semplice. È comparso tra i consigliati di Netflix, avevo venti minuti liberi e l’estetica aveva un sentore kerouaciano in pieno stile beat. Ma andiamo con ordine.
The singers in meno di quindici righe
In un locale dalle luci soffuse il fumo delle sigarette trasforma l’aria in un fantasma che si aggira silenzioso tra i clienti al bancone. Il tempo è sospeso come ne I nottambuli di Hopper finché uno degli uomini importuna il barista con la richiesta di fargli credito. Quest’ultimo risponde mettendo in palio cento dollari e una birra per il vincitore di una sfida canora improvvisata.
Il regista adatta l’idea ottocentesca di Turgenev al mondo contemporaneo ragionando sul dualismo tra purezza e miseria, celebrando l’arte come democratico veicolo di emozioni capace di unire, attraverso il semplice ma universalmente riconosciuto linguaggio musicale, personaggi differenti per estrazione sociale e storia personale.
Commozione al testosterone
Il cardine del cortometraggio è l’assenza di figure femminili che lascia emergere l’indifesa intimità maschile in un contesto nel quale viene solitamente ritenuta sintomo di debolezza e perciò soffocata.
The singers invita lo spettatore a comporre una melodia condivisa guardando coraggiosamente in faccia i propri demoni per trasformarli in strumenti. Respiri profondi, bicchieri pesantemente battuti sul bancone e sgabelli trascinati sul pavimento polveroso accompagnano i grezzi tasti del pianoforte rimarcando il diritto implicito di ogni essere umano a partecipare a quel momento di mistica congiunzione.

Cast e tecnica
Gli attori sulla scena, per la maggior parte sconosciuti al grande pubblico delle sale, sono musicisti noti per aver composto colonne sonore ed esser comparsi in talent show o programmi televisivi. Con questa scelta, Sam Davis accentua la ricerca di autenticità e il valore della fragilità umana che spesso nasconde tesori incommensurabili per paura del giudizio.
Girare in 35 millimetri aumenta ancor più l’ideale imperfetto della vita lasciando sul piatto un sentore grossolano, spartano e antiestetico rispetto ai canoni moderni.
Il pub al termine dell’universo
Il cortometraggio è ambientato in un locale perché rappresenta un non luogo sospeso, irreale e neutrale nel quale trovare rifugio ed essere liberi di esprimere il proprio io senza temere le conseguenze.
La musica è l’armatura che permette ai singers di raccontare la loro condizione interpretando personalmente una specifica canzone e illudendosi per qualche minuto che il momento presente durerà in eterno cancellando passato e futuro.
Cento dollari e una birra
I cortometraggi giocano un campionato singolare pur trasmettendo in poco tempo valori al pari dei fratelli dal minutaggio superiore. Il significato profondo di The singers può tradursi con un abbraccio, la volontà del regista di mostrare che tra gli orrori e le discrepanze sociali del mondo contemporaneo gli esseri umani sono ancora in grado di costruire comunità, trasformando le differenze in punti di vista autentici e perciò preziosi. Note sul pentagramma di una visione globale lontana da indici economici e supremazia eppure, forse per questo, primigenia, naturale e umana.
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