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I magnifici 5

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Cinque libri di fotografia per iniziare o trovare ispirazione

La fotografia, come il disegno, la scrittura e la pratica sportiva, è una disciplina che va allenata metodicamente per evitare che si atrofizzi.

Per quanto al giorno d’oggi, il web sia pieno di esempi da cui trarre ispirazione, meno di qualche settimana fa riflettevo sul fatto che le mie preferenze in tal senso sono ancora i libri.

Prima o poi scriverò cosa penso della stampa fotografica ma ora mi limiterò a sottolineare quanto l’immagine stampata sia importante nella formazione di un modello fotografico. Guardare una foto su internet e sulla carta cambia notevolmente.

Nel primo caso infatti, l’esperienza è quasi passiva mentre l’azione stessa di sfogliare un volume attiva il cervello del lettore e, di conseguenza, la sua attenzione.

Per quanto uno schermo possa essere performante, l’iter editoriale crea un prodotto librario rifinito nei minimi dettagli: la carta, il formato, la cromia, etc. diventano parte di un unicum che impatta notevolmente sull’esperienza del lettore.

Per avere un’idea di quanto scritto, pensate ad Afghanistan di McCurry oppure a Genesi, di Salgado: tomi pesanti che proprio per questo necessitano di una fruizione attenta e specifica. Non possono essere semplicemente sfogliati, ne tantomeno scrollati.

Nelle righe successive, vorrei consigliare alcuni libri dai quali ho tratto ispirazione e che secondo me possono essere utili nella ricerca di un proprio stile personale.

Come avevo già scritto, prima ancora degli strumenti fotografici, è importante capire a quali soggetti rivolgersi e in che modo approcciarsi.

Michael Freeman – L’occhio del fotografo

Sin dalla prima edizione del 2008, questo manuale ha fatto parlare di se perché al contrario di altri simili, accompagna il lettore attraverso una serie di capitoli teorico pratici che gli permettono di imparare, sperimentare e verificare i risultati.

L’apparato visivo di Freeman è totalizzante e personalmente, quando lo sfogliavo, ricercavo tra i miei hard disk le fotografie che più si avvicinavano alle tecniche descritte.

Un altro punto a favore di questo titolo, è l’estrema semplicità espositiva dell’autore che viene peraltro mantenuta nella traduzione italiana.

Freeman-Occhio del fotografo_00
Credits: Michael Freeman

Se un neofita vuole avvicinarsi alla fotografia e non ha mai letto niente, questo potrebbe essere un ottimo primo libro.

Tra i capitoli più interessanti, oltre a quelli che parlano di composizione, luce e colore, ci sono senza dubbio quelli riguardanti l’intenzione, cioè il risultato che si vuole ottenere e l’effetto che l’immagine vuole scatenare nell’osservatore.

Non è detto infatti che uno scatto debba essere piacevole, facile da interpretare o immediato. Al contrario potrebbe voler veicolare significati sporchi, spigolosi e poco nitidi. Nessun problema, spiega Freeman, a patto che l’intenzione sia chiara e il modo con il quale viene portata a termine sia strutturato a dovere.

Le foto possono essere, come spesso accade, scattate senza fermarsi a riflettere su come appariranno

Michael Freeman

National Geographic – Corso competo di tecnica fotografica

Quando ho iniziato a leggere questi volumi non sapevo cosa stavo facendo. Ero andato dalla mia edicolante a ritirare alcuni fumetti e ho visto che il primo albo era in offerta ad un prezzo irrisorio: preso!

Come spesso accade, rientrato a casa lo abbandonai sullo scaffale.

Qualche giorno dopo però iniziai a sfogliarlo ed era interessante vedere come la pluralità di autori che si alternava tra quelle pagine riuscissero a spiegare facilmente concetti come il bilanciamento della scena, la posa di una modella e l’utilizzo della luce.

Forse per chi possiede già delle basi solide potrebbero rivelarsi una lettura ripetitiva ma visto che si tratta di libri dai quali prendere ispirazione, e soprattutto hanno un prezzo contenuto, ho deciso di dargli una chance.

Inoltre sono una collana quindi è possibile acquistarli separati a seconda degli argomenti che si desidera approfondire.

Infine, il fatto che il progetto sia targato National Geographic, mi permette di introdurre un altro argomento: l’osservazione.

Questa lista è limitata mentre ciò che ci circonda è potenzialmente infinito: ogni giorno siamo investiti da una quantità così ampia di immagini che ormai il nostro cervello le vede senza immagazzinarle.

Guardatevi intorno, sfruttate ogni possibilità e imparate a fotografare con gli occhi prima che con la macchina.

Sfogliate riviste, cercate di capire il significato intrinseco all’interno di un’inquadratura, cosa voleva dire l’autore con quelle luci, perché i colori sono stati gestiti in quel modo.

Le informazioni sono ovunque, dalla pubblicità sul cartone del latte alle copertine dei cd musicali, perfino nei videogiochi, basta farci caso, filtrare ciò che non serve e immagazzinare il resto.

Check point, salvataggio in corso…

I primi due consigli riguardavano libri che introducono la fotografia attraverso un approccio teorico mentre da qui in avanti la lista prende in esame quei testi che aiutano a capirla attraverso esempi di mestieranti che hanno saputo fare propria la tecnica, riuscendo a trasmettere emozioni e significati attraverso le proprie immagini.

L’approccio è di tipo esperienziale, poca teorica e molti esempi che vi invito ad approfondire e a cercare di ricreare.

Mi rendo conto che ad un primo sguardo, i colori di McCurry, il bianco e nero dai forti contrasti di Salgato e la spontaneità delle immagini della Maier possono mettere una certa reverenza ma se ci pensate bene, hanno semplicemente raccontato la vita di tutti giorni attraverso un punto di vista forte dell’adeguata padronanza della tecnica fotografica.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

Se penso alle volte in cui mi son sentito come un bambino in un negozio di giocattoli, il giorno in cui mi regalarono questo volume fu uno di quelli.

Recentemente McCurry è sulla bocca di tutti per aver diminuito le attività da fotoreporter dedicandosi a tempo pieno alla famiglia e alla promozione di mostre e libri sui suoi viaggi intorno al mondo.

Ogni fotografia proposta è accompagnata da biglietti del bus, scontrini, passaporti, e tutta una serie di materiali che riescono a creare il contorno perfetto per introdurre il lettore al significato che McCurry voleva esprimere con quello scatto: oltre 250 pagine di backstage per capire motivazioni e scelte stilistiche e svelare alcuni retroscena interessanti. Insieme a Icons, penso che sia uno dei libri migliori per approcciarsi al significato del termine foto giornalismo.

Il mondo è a colori, perciò io lo ritraggo così

Steve McCurry

Sebastião Salgado – Genesi

La citazione delle righe precedenti non è casuale ma introduce uno dei fotografi che ha raccontato il mondo attraverso un bianco e nero conscio e riflessivo: Salgado.

Genesi è uno dei tanti libri del fotografo brasiliano ma a parer mio, insieme a Workers, è il più rappresentativo della sua forma fotografica e delle idee che porta avanti.

Come scrivevo all’inizio, il formato stesso in cui è presentato, introduce il lettore alle metodologie e alle idee di Salgado, prima fra tutte, la pazienza.

Chi non ama aspettare, non può diventare fotografo

Sebastião Salgado – Dalla mia Terra alla Terra

Come per McCurry, a seconda dei soggetti che preferite approfondire, potete trovare ispirazione in Exodus, Altre Americhe e ne La mano dell’uomo.

Avvicinarsi a Salgado non è semplice, ma se guardando le sue immagini voleste approfondire maggiormente il suo pensiero, vi consiglio il libro Dalla mia Terra alla Terra e il docufilm di Wim Wenders ad esso ispirato: Il sale della Terra (2014).

Wim Wenders – Il sale della Terra

Rispetto al primo, avrete notato che sono rimasto volutamente un po’ vago con questo secondo autore perché vorrei che lo scopriste come l’ho scoperto io, senza inizialmente sapere chi fosse, guardando qualche sua opera ma soprattutto ascoltando le sue interviste: da lui ho appreso l’importanza dell’attesa e di come essa sia in grado di mostrare sfaccettature che altrimenti non si sarebbero mai potute osservare…non male pensando di vivere in un mondo che ha fatto della velocità il proprio cavallo di battaglia.

Ci sono situazioni incredibili nella realtà di ogni giorno che spesso non vengono approfondite perché non si ha il tempo di aspettare un paio di secondi. Salgado abbatte violentemente questa barriera entrando in sintonia con il soggetto della fotografia, sia esso un uomo oppure, non sto scherzando, una tartaruga centenaria.

Vivian Maier – Una fotografa ritrovata

Finora ho cercato di essere piuttosto distaccato dagli autori che ho trattato, ma quando si tratta di Vivian Maier, la mia soggettività si fa sentire pesantemente: adoro il suo approccio inconsapevole alla realtà e il suo modo di fotografare entrando senza paura nella scena in ogni momento.

Vivian era una bambinaia che scattava con una Rolleiflex, quella che veniva definita la macchina fotografica delle spie per la sua forma particolare: essa infatti permetteva di immortalare un momento senza essere notati poiché oculare e obiettivo non erano paralleli e quindi si poteva guardare nel primo dall’alto senza doversi mettere in posizioni facilmente riconoscibili dai soggetti inquadrati.

Vivian Maier mentre scatta con una Rolleiflex

L’effetto di tutto questo si evince dalle sue immagini: gente normale, stralci di vita quotidiana bloccata in un momento perfettamente bilanciato e riconoscibile da chiunque.

Una delle lezioni che ho portato a casa grazie a Vivian è pensare prima dello scatto.

In un mondo digitale in cui si è superato il problema del numero limitato di pose realizzabili con un rullino, lei mi ricorda le origini analogiche della fotografia.

Una curiosità nel caso non la conosceste: non ha mai stampato nemmeno uno dei suoi scatti ed è morta senza sapere che, casualmente, da li a pochi anni sarebbe diventata una delle pioniere della Street Photography.

Anche in questo caso, vi consiglio la visione del documentario Alla ricerca di Vivian Maier che, a parer mio ha un unico neo, calca troppo la mano sull’estrosità e le manie ossessivo compulsive della donna, rischiando di inquadrarla nel modo sbagliato. Sicuramente non era una santa, ma nemmeno una pazza sconsiderata.

Eccoci finalmente alla fine di questo lungo articolo.

Sulla fotografia è stato scritto e continua ad essere pubblicato moltissimo materiale ma questi secondo me sono una buona base dalla quale iniziare a muovere i primi passi o per trovare nuove ispirazioni.

Se avete altri titoli o volete approfondire ulteriormente qualcuno di questi fotografi, vi invito a scrivermi nei commenti o contattarmi sui social.

Non abbiate paura di sfogliare un libro, non gli fate male, ma soprattutto, non vi fate male.


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